Brividi, cappellate e sudore

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Vederla era un brivido per me.
Mi chiamo Gianni, ho 18 anni e sto per iniziare l’università, ho fatto la primina, però non mi sono mai sentito davvero integrato con i miei compagni più grandi a causa del mio aspetto mingherlino. Sono molto alto ma anche molto magro, ho poca massa muscolare e non riesco a meter su peso neanche mangiando il triplo di quello che vorrei perché ho un metabolismo veramente molto accelerato. Nel corso degli anni queste mie caratteristiche fisiche mi hanno reso molto insicuro di me stesso e mi hanno penalizzato nell’approccio con l’altro sesso infatti fino ai 17 anni non ho mai avuto esperienze di alcun tipo con le donne. Neanche le dimensioni molto generose del mio pene sono riuscite a rendermi più sicuro di me stesso, sapevo di poter soddisfare in pieno una donna, di poterla far impazzire a letto, ma non riuscivo a trasformare questa consapevolezza in un atteggiamento deciso nell’approcciarmi alle ragazze. Tutto è cambiato grazie ad una donna che mi ha cambiato la vita: la prof Gibelli. Anita Gibelli è stata la donna che mi a fatto capire quanto valessi, sia dal punto di vista umano in generale, sia da quello sentimentale ed in particolar modo sessuale. Questa prof è arrivata nel mio istituto al quarto anno, per una sostituzione di maternità per un solo anno e già dal primo momento in cui l’ho vista ho capito di essere profondamente connesso a lei perché il solo guardarla mi faceva venire i brividi. La sua voce sensuale mi sconvolgeva e mi faceva sudare, i suoi occhiali sexy, la camicia casta che cingeva le forme morbide, i capelli legati e quel rossetto rosso, era un connubio magico e fatale per i miei sensi, sapevo che sarebbe successo qualcosa, ma non avevo idea di che cosa si sarebbe trattato. La prof insegnava inglese, ed io ero sempre stato mediamente bravo in questa lingua, ma a mio quarto anno ho incominciato a fare disastri, non studiavo più questa materia, passavo le ore di studio a masturbarmi sulle foto che le facevo di nascosto, ed erano brividi e poi tanto sudore e la desideravo così tanto che prendevo a cappellate il mio cellulare immaginando fosse la sua fichetta tutta bagnata e vogliosa.

Un corso di recupero bollente.
Quell’anno è stato infernale per me, la prof di cui mi ero infatuato aveva iniziato ad odiarmi, tutti i miei compagni per compiacerla studiavano come matti, sperando di conquistarla ed io invece che ero abbastanza bravo, avevo smesso completamente di studiare attirando le sue ire. Alla fine dell’anno scolastico ero riuscito ad ottenere una media dell’otto nelle altre materie, ma solo in inglese avevo 3 e questo voto rovinava tutto. Gli altri professori avevano cercato di convincere la Gibelli ad alzarmi il voto a 6, a darmi fiducia per non rovinarmi la media, volevano che io promettessi di studiare per tutta l’estate la sua materia in modo indipendente senza però darmi il debito, la prof non cedette a queste richieste e decise di darmi ugualmente il debito, fu quello l’inizio dell’estate più bella della mia vita. Anita Gibelli sarebbe diventata ogni mattina la prof che teneva i corsi di recupero estivi a scuola ed ogni notte il mio sogno proibito, ma le cose andarono un po’ diversamente. La prima mattina del corso scoprii di essere il solo ad aver avuto il debito e che per due mesi interi saremmo stati solo io e lei, due volte a settimana, in quell’aula bollente, tra i suoi vestitini scollati e succinti ed il sudore che le colava nella scollatura, non avrei resistito a lungo senza esplodere, ne ero perfettamente consapevole.

Bacchettate e cappellate.
I primi tre giorni di recupero furono tranquilli, la prof si limitava a restare dietro la cattedra e non si avvicinava mai al mio corpo che impazziva, tra brividi e sudore. Tutto cambiò all’improvviso al nostro quarto incontro, chiesi infatti alla prof di avvicinarsi per correggere una mia traduzione e nell’alzarsi dalla sedia le vidi le mutandine, questo mi causò un’immediata erezione, che Anita non potè fare a meno di notare. In pochi istanti me la ritrovai a cavalcioni seduta sul mio cazzo bollente, il suo seno sul mio viso, i suoi capezzoli turgidi, mi sembrava di sognare! Mi prese la mano e la mise nelle sue mutandine per farmi sentire quanto fosse bagnata, poi tirò fuori il mio cazzo e incominciò a segarlo e leccarlo con tanta foga. Mi chiese in seguito di prenderla a bacchettate col mio uccello come se fossi io il professore e lei l’alunna da punire, incominciai a sbatterglielo sul culo, a prenderle a cappellate le labbra della vagina per poi farglielo sentire tutto dentro. Questo fu solo l’inizio della nostra avventura estiva, che durò tutto il mese di giugno e luglio e che mi cambiò drasticamente, purtroppo l’anno dopo Anita si trasferì in un’altra città e smettemmo di vederci e sentirci, ma ancora oggi penso alle nostre scopate bollenti e non posso fare a meno di ringraziarla per la sicurezza in me stesso che ho acquisito grazie a lei.

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