Bondage dal Giappone, tecnica Aibunawa e Semenawa

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Se è vero che esistono diversi siti dove organizzare incontri BDSM per conoscere amanti di questa pratica
sessuale e di piacere, in altri siti si possono approfondire le tecniche bondage: dal Giappone, ecco la
differenza tra Aibunawa e Semenawa.

Bondage giapponese, come si pratica

Il Giappone è una terra magica ma piena di contraddizioni tra il conservatore e il perverso, tra tradizione e moderno, tra gentili geishe e il bondage giapponese. Già, perché oltre al sesso, anche il BDSM made in Japan è diverso anni luce dalle pratiche bondage dell’Occidente. L’Estremo Oriente, in fatto di sesso, di proibito e di perversione, regala da sempre perle preziose e consigli per ravvivare la vita sessuale di noi occidentali. Attenzione, perché molte tecniche non sono conosciutissime a livello mondiale e rischiano di essere fraintese, in quanto negli atti bondage giapponesi, non ci sono umiliazioni, dominazioni, violenze, sottomissione o perversione. Sono comportamenti che, fatti in maniera consenziente, stimolano quella dose di adrenalina giusta per stimolare il piacere.

Bisogna ricordarsi che questi popoli sono conservatori delle tradizioni millenarie in ogni arte, dalla pittura al teatro, passando per quella amatoria. La tecnica dello shibari ne è un esempio, in quanto è l’arte di legare il corpo femminile (o maschile, ma raramente) con determinati movimenti e con corde specifiche. I gesti e la posizione assunta rendono il tutto molto erotico e fine, quasi fosse un’opera d’arte. La tecnica è frutto degli studi di un maestro dello shibari, considerato anche il suo padre fondatore.

Itoh Seiu era un artista giapponese che studiò a fondo l’art marziale dell’hojojutso allo scopo di riprodurne i movimenti nella scultura, pensando di usare modelle vere e di introdurre anche il concetto di arte concettuale. Insieme allo shibari cammina di pari passo il kinbaku, altra pratica bondage al polo opposto. Se nello shibari regnano calma, ordine e disciplina, il kinbaku è una sorta di asimmetria di corde per regalare un piacere nuovo e intenso dal punto di vista del dolore e della visione. Il punto più alto del piacere viene dopo aver fatto l’amore o no averlo fatto per nulla, quando la persona che lega osserva quella che viene legata. Come già accennato, gli occidentali hanno frainteso il concetto di bondage Giapponese perché si basano sul modello dell’Occidente. In questo caso, si dona il piacere massimo a tutti i partecipanti limitatamente alla soglia del dolore, i limiti fisici e quelli mentali di ogni individuo, cosa che si fa con le tecniche Aibunawa e Semenawa.

Aibunawa, la via dell’imbarazzo

Il bondage giapponese si basa tutto su uno strumento, ovvero le corde. Esse non sono oggetti, bensì un linguaggio da usare. Esse vengono guidate dalla volontà di chi lega e da ciò che vuole esprimere a chi viene legato e a chi osserva. Ogni gestualità nasconde una intenzione e/o uno stile, e non a caso esistono le ryu, scuole con un maestro vero in cui compito è trasmettere le conoscenze ai suoi allievi. Quando il maestro smetterà di insegnare o inevitabilmente lascerà questa terra, egli deciderà a chi lasciare la propria scuola per tramandare la filosofia e la propria arte. In Giappone, il concetto di classe è stato introdotto da poco, ma si tende comunque a fare delle lezioni individuali, importantissime allo scopo di seguire ogni allievo concentrandosi sui suoi limiti e le sue qualità.

Durante queste lezioni particolari, un tempo il maestro si limitava a mostrare la sua tecnica, mentre l’allievo osservava e carpiva mosse e segreti, provando fino allo sfinimento. Il maestro si limitava quindi a correggere i movimenti sbagliati, anche se capitava non di rado che gli allievi non toccassero neanche una corda, benché sapessero utilizzarle grazie alla visione del loro Sensei mentre le usava.

Le tradizioni vengono mantenute, sebbene ora ci sono delle vere e proprie classi: l’insegnamento individuale è ancora largamente praticato per imparare ogni stile e movimento da ciascun maestro. È un po’ come la cucina: se si vuole cucinare italiano, si va da Barbieri, mentre per la nouvelle cousine, da chef francesi. La tecnica del kinbaku è composta principalmente da due tecniche chiamate Aibunawa e Semenawa. Il semenawa si può tradurre come usare la sofferenza per creare emozioni, mentre l’aibunawa è seguire un percorso emotivo, nel senso di usare le emozioni attraverso l’imbarazzo. Il maestro Harukii Yukimura Sensei viene considerato ancora oggi il massimo esponente di entrambe nel suo Yukimura Ryu. La differenza, secondo il Sensei, è che l’aibunawa è tipo un percorso psicologico in cui la persona sottomessa, chiamata Uketè, subisce la legatura dei polsi, la denudazione, minacce per illuderla di poter scappare.

Lei però capirà ben presto di non avere scampo e non seguire l’istinto, tanto da rendersi conto di essere impotente e quindi imbarazzata e costretta suo malgrado a subire. Il tutto è eccitante per gli amanti del BDSM, soprattutto perché questa tecnica non prevede nessun break. Resta sottointeso che, per praticare questa tecnica, le persone coinvolte devono essere d’accordo.

Sofferenza col Semenawa

Se l’albunawa è sinonimo di imbarazzo, il semenawa sta alla sofferenza e alla resistenza. La uketè viene letteralmente messa alla prova in maniera fisica, però anche dal punto di vista psicologico. Viene legata stretta, viene minacciata finché non perde definitivamente la speranza di scappare e si arrende, perché incapace di opporre resistenza a quanto le accade.

Il dominatore testa la sua resistenza cercando di portarla a tentare di opporsi, oppure di cedere al volere delle corde. La sospensione e soprattutto il dolore sono gli strumenti usati in questa pratica, che non necessariamente si conclude con l’atto sessuale. Essendo conservatori, la verginità femminile viene visto come un valore assoluto, tanto da salvaguardarlo a tutti i costi. Può capitare che due persone pratichino l’albunawa e, arrivate al culmine del piacere, smettano di giocare dl punto di vista sessuale, tornando alle proprie priorità.

Questa tecnica è ideale per chi vuole sentire degli stimoli particolari, in quanto si ottengono reazioni solamente tirando o spingendo sulle emozioni. Se si vuole provocare dolore, basta avere in mano le redini, ovvero le corde, e manovrarle con maestria, specialmente le estremità finali. Chi invece è stanco del dolore, però vuole sentire le emozioni della uketè per eccitarsi, deve solo stimolare in lei il desiderio di compiacenza. Ci sono vari ryu che possono insegnare delle tecniche di mentalismo per questo, così come l’arte della legatura, ma ogni rigger, ovvero chi tiene in mano il gioco, il padrone, tende ad adottare uno stile tutto suo che possono anche essere delle fusion di diverse tecniche.

Come in tutte le cose, è la coppia che deve trovare la sua strada, a patto che ognuno sia d’accordo su cosa fare. Praticare il bondage così estremo solo per compiacere lui non solo potrebbe essere dannoso per il rapporto, bensì si può rischiare la vita seriamente. È obbligatorio avere una safe word in caso il rigger esageri con le legature, specie sul collo o nella zona costale, o ancora se si supera la soglia del dolore, o semplicemente non si ha più voglia. Parlando di arte, anche i più famosi pittori e artisti scultorei italiani sono andati in bottega ad osservare i maestri all’opera e carpirne i segreti e le tecniche prima di costruirsi uno stile personale, così si dovrebbe fare con il sesso in generale, senza paura di raggiungere la perfezione che non esiste.



 

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